“Glocal” nasce dall’ unione di due termini opposti,
“Global” e Local” e dunque gia’ il titolo di questo
“concept album” e’ gia’ un concetto, di per se, importante:
perche’ prevede l’interazione e l’integrazione di due
realta’ che devono trovare una possibilita’ di convivenza. Ed in
effetti questo cd nasce nel quartiere Torinese di San Salvario, in cui convivono
– in una realta’ circoscritta del quartiere cittadino uomini e donne di
moltissime etnie diverse. “Glocal” e’ proprio concettualmente il
cercare un termine che sintetizzi cio’ che apparentemente non e’
sintetizzabile, e Negrin, notevole chitarrista torinese da’ suoni e parole a
quella che puo’ essere definita un’ auspicabile intenzione di pacifica
e fruttuosa convivenza. E cosi’ le parole descrivono giochi tradizionali
italiani (dallo schiaffo del soldato, alla Palla avvelenata), ma poi siamo davvero
sicuri che questi giochi non abbiano i loro corrispondenti in Cina, Marocco,
Ucraina, Romania, Peru’? Ma ci sono anche le parole degli abitanti di San
Salvario, che parlano nelle loro lingue originarie facendoci viaggiare in tutto il
mondo “a chilometri zero”, senza bisogno di spostarsi, come spiega lo
stesso Negrin. Un mondo intero in pochi chilometri quadrati, e San Salvario
rappresenta anche Piazza Vittorio o l’ Esquilino a Roma, e tutte le
citta’ d’ Italia con il loro aspetto Locale e Globale. Simmetricamente,
anche i musicisti convivono paritari all’ interno di “Glocal”,
persino Negrin (che e’ l’ autore di testi e musiche, e arrangiamenti)
non vuole primeggiare con pianoforte (Diego Mingolla, divertente, tecnicamente
impeccabile ed eclettico, come e’ giusto essere in questo particolare
contesto), violino e violoncello (Monica Tasinato e Paola Perardi, che danno un
sapiente tocco “colto – europeo” a contrasto con il multietnico
sapore delle voci), fisarmonica (Matteo Castellan, che con il suo strumento sa
rappresentare il nostro lato “etnico” – non siamo solo musica
colta!), contrabbasso e batteria (Marco Piccirillo e Giuseppe Dimasi, che
specialmente in “Lacrime di Giulietta” dolcemente e liricamente
sottolineano una speranza, che viene disegnata in un piccolo e poetico video che
integra pentagrammi ed immagini di fiori ed alberi in citta’) . Negrin suona
la chitarra non per emergere dunque ma per costruire, intrecciare, ricamare un
progetto che VUOLE fortemente corale, come corale dovrebbe essere la convivenza tra
culture differenti. Una cosa e’ il chiasso, una cosa e’ l’
armonico arrangiamento di voci diverse, che questo “concept album”
cosi’ efficacemente rappresenta.